• Lea Rose Kara

Intervista a Marisa Albanese/Interview with Marisa Albanese

  1. Qual’è stata la maggiore influenza su di te?

Credo di poter riconoscere tra le mie maggiori fonti lo studio di alcuni artisti del passato, primo fra tutti Piero della Francesca, ma anche la modernità della scultura di Antonio Canova, così come il mio interesse per le ricerche sulla percezione visiva e lo studio della forma elaborate dalla psicologia della Gestalt. Anche Marcel Duchamp mi ha aperto nuove prospettive sull’arte e tra i contemporanei sento da sempre una sensibilità affine a quella espressa in alcune opere di Bruce Nauman.


Ma credo che ad aver esercitato la maggior influenza su di me sono state, e sono, le cose del mondo che mi circondano, e la mia vita.


In questi anni ho osservato la condizione dell’uomo contemporaneo, al centro di continui cambiamenti, come una inevitabile tendenza verso un nuovo nomadismo.

Un nomadismo che si apre su più fronti, partendo da quello comunicativo sino a quello artistico.Spostamento e contaminazione.


Affacciarsi, viaggiare, conoscere, incontrare e contaminarsi.


  1. What has been the greatest influence on you?

I think I can recognize among my main sources the study of some artists of the past, first of all Piero della Francesca, but also the modernity of Antonio Canova’s sculpture, as well as my interest in research on visual perception and the study of form developed by Gestalt psychology. Marcel Duchamp also opened up to me new perspectives on art, and among contemporaries I have always felt a sensitivity similar to that expressed in some works by Bruce Nauman.

But I believe that the greatest influence on me have been, and still are, the things of the world that surround me, and my life.


Over the years I have observed the condition of the contemporary human being at the center of continuous change, as an inevitable tendency towards a new nomadism.

A nomadism that opens up on several fronts, starting from the communicative to the artistic one.Displacement and contamination.


Look out, travel, learn, meet and get contaminated.

2. Sei un’artista multidisciplinare. Pensi che sia importante per un artista lavorare su media diversi invece che concentrarsi su di uno solo?


Ogni artista ha il suo modo di pensare e una propria, singolare, visione del mondo. Il mio lavoro non è vincolato a un singolo media, o a una tecnica, ma piuttosto ai temi che si fanno urgenti nel mio cuore e nella mia mente.


Tra questi vi sono, da sempre, lo spostamento, sia mentale sia fisico, il viaggio e, come ho già detto, un certo nomadismo.


Cerco di abbinare con cura ciò che voglio esprimere con il materiale a mio giudizio più appropriato per farlo. Il disegno è per me molto importante, anche nella fase preparatoria di un lavo. Nei miei quaderni annoto tutte le mie idee, gli schizzi e i progetti che intendo realizzare.

Per me è più importante “cosa” si vuol esprimere, più che il mezzo con cui ci si esprime. Avviene di frequente che anche quando i materiali delle mie opere sono diversi, la firma artistica è la stessa e le persone riconoscono il mio lavoro.


2. You are a multidisciplinary artist. Do you think it’s important for an artist to work across different mediums instead of focusing on one?


Each artist has his own way of thinking and his own unique view of the world. My work is not tied to a single media, or a technique, but rather to the themes that are urgent in my heart and in my mind.


Among these there have always been travel, both mental and physical, and, as I have already said, a certain nomadism.


I try to carefully combine what I want to express using my own concept of the most appropriate material. Drawing is very important for me, even in the preparatory phase of a work. In my notebooks I note all my ideas, sketches and the projects I intend to carry out.

For me it is more important “what” we want to express more than the means by which we express ourselves. It often happens that even when the materials of my works are different, the artistic signature is the same and people recognize my work.

3. Cosa ti ha spinto a studiare il movimento “performativo” all’interno della scultura?


Durante gli anni ’80 esploravo la relazione tra uno spettatore e un oggetto. Ho incoraggiato le persone a coinvolgere sia la loro mente che il loro corpo nel rapporto con l’opera, muovendosi attorno alle mie sculture e installazioni, per offuscare i confini tradizionali tra spettatore e scultura.


Il Grande Gioco, una installazione ambientale del 1990, suggerisce allo spettatore di entrare nell’opera, attraversarla, superando il trompe-l’oeildella superficie apparente di un dipinto in pigmento blu, per giungere  in un ambiente illuminato da una luce blu al neon. Quella luce contribuisce a creare un ampliamento dello spazio fisico e mentale dello spettatore e porta a compimento il desiderio di rompere la barriera tra lo spettatore e l’opera.


Tra il 2000 e il 2005, mi sono interessata alla figura umana, spesso realizzando calchi diretti di parti del corpo. Sono stata ispirata anche dai readymades di Duchamp (opere d’arte realizzate con oggetti prefabbricati) e dalla sua rivoluzione nel mondo dell’arte di elevare un oggetto di uso comune ad opera d’arte attraverso il gesto dell’artista. Metterlo in una galleria in uno spazio deputato e incoraggiare lo spettatore a guardare l’oggetto in un modo nuovo, permettendo alla sua mente di trasformarlo in un’opera d’arte.


Nel mio lavoro ho scelto di prendere i calchi dei corpi femminili creando una sorta di “readymade del corpo umano” per poi modificarne alcune parti. Going Through, per esempio, 5 figure di donne a grandezza naturale erano posizionate nello spazio, come visitatori alterando in parte anche lo spazio circostante all’opera. I visitatori reali potevano camminare tra loro e presto quelle figure divennero solo altre persone tra le persone.


3. What made you interested in investigating “performative” movement within sculpture?


During the 1980s I explored the relationship between a spectator and an object. I encouraged people to involve both their mind and their body in the relationship with the work, moving around my sculptures and installations, to blur the traditional boundaries between spectator and sculpture.


Il Grande Gioco, an environmental installation of 1990, invites the viewer to enter the work, to cross it, passing the trompe-l’oeil of the apparent surface of a painting in blue pigment, to reach an environment illuminated by a blue neon light. That light helps to create an extension of the physical and mental space of the viewer and brings to fulfillment the desire to break the barrier between the viewer and the work.


Between 2000 and 2005, I became interested in the human figure, often creating direct casts of body parts. I was also inspired by Duchamp’s readymades (works of art made with prefabricated objects) and by his revolution in the world of art to elevate an object of common use to a work of art through an artist’s gesture. Put it in a gallery in a dedicated space, and encourage the viewer to look at the object in a new way, allowing his mind to transform it into a work of art.

In my work I chose to take the casts of female bodies creating a sort of “readymade of the human body” and then modify some parts of it. Going Through, for example, 5 life-size figures of women were positioned in space, as visitors, partly altering the space surrounding the work. Real visitors could walk among them and soon those figures became just other people among people.


Marisa Albanese, Il Grande Gioco, 1990, installazione ambientale, alluminio carta e neon copia.

Marisa Albanese, Going through, 2005, installazione ambientale, resina.

4. Ho notato che lavori con altri professionisti per creare il tuo lavoro. Perché scegli di collaborare?


A volte, per realizzare opere di grande formato o per particolari allestimenti, mi avvalgo di collaboratori, di tecnici che mi aiutano a dare corpo alle mie idee, come nel caso di Mare chiuso che è mossa da un motore guidato da un computer che gestisce tutte le fasi del movimento. Trovo sia per me un arricchimento il poter collaborare con chi ha competenze diverse dalle mie.


4. I’ve noticed that you work with other professionals to create your work. Why do you choose to collaborate?


Sometimes, to create large-format art-works or for special productions, I make use of collaborators, technicians who help me to give substance to my ideas, as in the case of Mare chiusowhich is moved by a motor controlled by a computer that manages all the phases of the movement. I find it enriching for me to be able to collaborate with those who have skills other than my own.


Marisa Albanese, Mare chiuso, 2014, installazione ambientale, alluminio marmo sale e motore elettrico.

5. Qual è la tua esperienza di essere una donna in un mercato dell’arte dominato dagli uomini, è differente quando esponi fuori dall’Italia?


Forse ci sono dei confini, si stabiliscono delle aspettative, persone che si aspettano che tu combatta; ma non ho tempo per questo, devo lavorare e combatto lavorando.   

Vado avanti e faccio la mia arte.


5. What is your experience of being a female in a male-dominated art market, does it differ as you exhibit outside of Italy?


Perhaps there are boundaries, expectations are established, people expect you to fight; but I don’t have time for this, I have to work and fight while working.

I go ahead and do my art.

6. Come hai gestito il tuo essere artista dopo l’università?


Non ho mai deciso di fare arte, ma piuttosto l’arte mi ha trovato. Ho iniziato a disegnare prima ancora di imparare a scrivere o a parlare. Dopo aver terminato gli studi artistici all’Accademia, ho cercato di fare qualcos’altro, ma non era per me e ho deciso di vivere senza avere sicurezze economiche e mi sono proiettata nell’oscurità, nell’ignoto, nell’arte.


6. How did you approach being an artist after university?


I never decided to make art, but rather art found me. I started drawing before I even learned to write or speak. After finishing my artistic studies at the Academy (of Fine Arts, Naples), I tried to do something else, but it wasn’t for me and I decided to live without having economic certainty and I projected myself into darkness, the unknown, into art.

7. Qual è stato il punto più cruciale della tua carriera?


Il momento più cruciale per me è stato nel 1980 quando ho preso consapevolezza che potevo fare solo l’artista. Ho così abbandonato ogni cosa ho cominciato a vivere solo per l’arte, non preoccupandomi di altro.

E alla fine ho capito che quella era la mia unica scelta possibile.


7. What was the most crucial point in your career?


The most crucial moment for me was in 1980 when I realized that I could only be an artist. So I abandoned everything, I started living only for art, not worrying about anything else.

And finally I realized that this was my only possible choice.

8. Quando pensi che il tuo lavoro sia cambiato per diventare quello che è ora? C’è stato un evento chiave o è stato uno sviluppo graduale?


Ci sono stati molti momenti chiave, ma la cosa che mi ha maggiormente stimolata è stato l’incontro con i popoli migranti, in particolare durante la mia permanenza a Lampedusa dove mi ero recata per realizzare un workshop volontario con le persone migranti ospitate nell’hotspot dell’isola, luogo simbolico, iperluogodell’evento migratorio, isola fra isole in un Mediterraneo dilatato.


Questa esperienza è documentata anche nel mio libro Quaderno di Lampedusa, edito da Postmediabooks (Milano, 2018)[1].

Tra le opere ispirate a questi eventi, mi piace far riferimento alle installazioni Cosa ferma le altalene?(2011) e Le storie del vento (2016).


Mi ero già interessata a questi spostamenti nel 1995, quando cominciò in maniera massiccia il flusso di migranti, di “boat people”, qui in Italia, e già da allora c’è stata una naturale evoluzione dei miei temi ricorrenti. Come in Instantanee(1997) o Hands and Zen (2007).


8. When do you think your work changed to become what it is now? Was there a key event or was it a gradual development?


There were many key moments, but the thing that stimulated me the most was the meeting with migrant peoples, especially during my stay in Lampedusa where I had gone to carry out a voluntary workshop with migrant people housed in the island’s Hotspot, a symbolic place, a “Hyper –Place of the migratory event, an island between islands in a dilated Mediterranean.


This experience is also documented in my book Quadernodi Lampedusa, published by Postmediabooks (Milan, 2018). ( Link to the book: Quaderno di Lampedusa)

Among my works inspired by these events, I like to refer to the installations Cosa ferma le altalene? (2011) andLe storie del vento(2016).


I was already interested in these shifts in 1995, when the migrant flow of “boat people”, here in Italy, began massively, and since then there has been a natural evolution of my recurring themes, as in Instantanee(1997) or Hands and Zen(2007).


9. Ho notato che ti piace lavorare a partire da un progetto, uno schizzo, in particolare quando esponi in mostre collettive. Quanta parte del tuo lavoro diresti che è creata seguendo un progetto e quanta invece è realizzata liberamente?


Spesso inizio con un progetto che lentamente si trasforma in qualcos’altro. L’idea, lo schema, a volte lo realizzo esattamente come lo avevo pensato e talvolta è solo un trampolino di lancio per il lavoro finale, e può capitare che mi occorre l’aiuto di altri per portarlo a termine. 


Lavorare da soli porta una certa quantità di bellezza, ma anche di dolore, si crea una situazione piena di strane sensazioni, un alternarsi di sentimenti positivi e negativi. Provi felicità nel vedere realizzarsi la tua capacità di creare qualcosa dal nulla, ma anche malinconia nel compiere questo viaggio da sola.  


9.I’ve noticed you like to work to a particular brief, particularly when exhibiting in group shows. What amount of your work would you say is created from a brief in comparison to being made freely?


I often start with a project and it slowly turns into something else. The idea, the scheme, sometimes I realize it exactly as I had thought and sometimes it’s just a springboard for the final work, and it can happen that I need the help of others to carry it out.


Working alone brings a certain amount of beauty, but also of pain, creating a situation full of strange sensations, a succession of positive and negative feelings. You feel happiness in seeing your ability to create something out of nothing, but also melancholy in making this journey by yourself.

10. Come scegli il valore, il prezzo, di un tuo lavoro?


Io ho una chiara idea del valore delle mie opere, ma normalmente parlo con la Galleria che mi rappresenta e ci confrontiamo per arrivare al prezzo finale. Le valutazioni possono cambiare nel tempo, con l’oscillare del mercato, ma nel complesso hanno sempre un graduale incremento. 


10, How do you choose to price your work?


I have a clear idea of ​​the value of my works, but normally I speak with the Gallery that represents me and we compare between ourselves to arrive at the final price. Valuations can change over time, with market fluctuations, but overall they always have a gradual increase.


Marisa seleziona le opere per la sua prossima mostra Marisa selecting artwork for her upcoming exhibition

11. Pensi che essere rappresentato da una Galleria sia importante?


Creare opere d’arte è un lavoro. Promuoverle e venderle è un altro lavoro, del tutto diverso, che io non so fare. Ogni lavoro richiede capacità e professionalità specifiche.


11. Do you think being represented by a gallery is important?


Creating works of art is a job. Promoting them and selling them is another job, completely different, that I can’t do. Every job requires specific skills and professionalism.

12. Come sei entrata a far parte delle tue Gallerie, ti sei proposta tu, o sono state loro a cercarti?


Non ho mai chiesto direttamente a nessuna galleria di rappresentarmi. Il più delle volte la scelta di lavorare con una determinata Galleria nasce per me da un incontro tra persone, ci si riconosce in qualcosa, in valori, nello sguardo sul mondo. Seguo sempre il mio intuito, sicura che mi guiderà alle persone e alle situazione giuste.


12.How did you come into partnership with your gallery, did you approach them or did they choose to approach you?


I never asked any gallery directly to represent me. Most of the time the choice to work with a certain Gallery is born for me from a meeting between people, we recognize something in each other, in values, in the outlook on the world. I always follow my intuition, sure that it will guide me to the right people and situations.

13.Come hai ottenuto la tua prima mostra personale in Italia, e all’estero? E come le hai affrontate?


La mia prima personale fu esposta a Napoli. Due diversi galleristi vennero nel mio studio per vedere i miei lavori. Il primo mi disse che gli piaceva tutto moltissimo e che voleva solo avere del tempo per scegliere quali opere esporre per una mia personale. Ma il secondo gallerista, che venne a breve distanza dal primo nel mio studio, mi disse di preparare subito una ipotesi per una mia mostra.  Scelsi così di lavorare con lui e preparai il progetto molto impegnativo, che prevedeva anche la trasformazione dello spazio della galleria.


Fu una mostra che ebbe molto successo e che segnò una tappa fondamentale nella mia attrazione per le installazioni ambientali.  


La mia prima mostra personale internazionale invece fu a Parigi. Tutto cominciò con un incontro e successivamente mi invitarono a visionare lo spazio della galleria. Nei giorni seguenti, durante un pranzo in un ristorante con il gallerista, mangiando e discorrendo nel corso dell’incontro finii per disegnare il progetto dell’esposizione su un tovagliolo! Fu molto bello.


13.How did you get your first solo show in Italy and internationally? And how did you approach it?


My first solo show was exhibited in Naples. Two different gallery owners came to my studio to see my work. The first one told me that he liked everything very much and that he just wanted to have time to choose which works to exhibit for a personal show. But the second gallery owner, who came a short distance from the first to my studio, told me to immediately prepare a hypothesis for my exhibition. So I chose to work with him and prepared the very demanding project, which also involved the transformation of the gallery space.


It was an exhibition that was very successful and that marked a milestone in my attraction for environmental installations.


My first international personal exhibition was in Paris. It all started with a meeting and then I was invited to view the gallery space. In the following days, during a lunch in a restaurant with the gallerist, eating and talking during the meeting I ended up drawing the exhibitionproject on a napkin! It was very exciting.

14. Quale percentuale del tuo lavoro vendi? Ci sono dei lavori che non vendi e conserve per te?


È difficile dare una percentuale specifica perché la quantità di lavoro venduto oscilla tra anno e l’altro. E poi sì, ci sono alcune opere che tengo per me e altri che decido di non esporre più.  


14. What percentage of your work do you sell? Do you keep any of the work that you don’t sell for yourself?


It is difficult to give a specific percentage because the amount of work sold fluctuates between years. And then yes, there are some works that I keep for myself and others that I decide not to show anymore.


Io e Marisa imballiamo i pezzi chiave per il depositto Me and Marisa packing key pieces for storage

15. Come hai trovato la tua nicchia nel mercato dell’arte?


È importante seguire la tua strada ed essere coraggiosi nel fare il lavoro che ti interessa veramente, la nicchia si creerà da sola. Ogni artista ha il suo tempo, alcuni hanno carriere velocissime altri hanno tempi più lunghi. Potrebbero volerci cinque, dieci, venti o trenta anni per raggiungere quel punto, ma se ci credi, molto probabilmente ci riuscirai.


Vedo molti artisti che esplodono con un successo arrivato molto presto nella loro carriera, che vengono cooptati dal mercato e dalle gallerie. Ma poi hanno paura di seguire il naturale cambiamento, l’evoluzione del loro lavoro perché temono di perdere tutto il loro successo, e questo è pericoloso. Quando inizia questo tipo di attenzione per il successo, spesso segna la fine dell’artista.


15. How did you find your niche in the art market?


It is important to follow your path and be courageous in doing the job that really interests you, the niche will be created by itself. Every artist has his time, some have fast careers, others have longer times. It may take five, ten, twenty or thirty years to reach that point, but if you believe it, you will most likely succeed.


I see many artists who explode with a success that came very early in their careers, which are co-opted by the market and galleries. But then they are afraid to follow the natural change, the evolution of their work because they fear losing all their success, and this is dangerous. When this kind of attention to success begins, it often marks the end of the artist.

16. Che consiglio mi daresti come aspirante artista?


Continua a studiare, impara la storia dell’arte, abbi fiducia in te e sii te stessa. Il tuo desiderio diventerà la tua realtà e un vero lavoro. Segui il tuo fuoco interiore!


16. What advice would you give me as an aspiring artist?


Keep studying, learn the history of art, trust yourself and be yourself. Your desire will become your reality and a real job. Follow your inner fire!




Marisa Albanese’s website.




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